Assenteismo al Comune di Marsala, oggi parlano i dirigenti
Altri cinque dipendenti comunali, invece, hanno preferito il rito ordinario. Per loro, quindi, il gup sarà chiamato a decidere il rinvio a giudizio oppure il proscioglimento. Anche in questo caso, però, saranno ascoltati i capi settore.
Inizialmente, gli indagati era 26. Poi, però, la metà di loro riuscì a spiegare perché, durante i controlli, era uscito dall'ufficio (per servizio, con un permesso, etc.). E così le richieste di rinvio a giudizio si ridussero a 13. Ad effettuare i controlli, tra aprile e maggio 2007, furono i poliziotti della sezione pg della Procura, che piazzarono delle micro-telecamere nei pressi del palazzo municipale di via Garibaldi, filmando i dipendenti che uscivano dal Comune in orario di lavoro. Una novantina, all'inizio, i nomi segnati dagli agenti. Poi, ridottisi a 26 dopo avere interrogato i capi settore del Comune per accertare chi usciva per servizio e chi, invece, per ragioni personali. A quel punto scattarono le comunicazioni giudiziarie, con invito a nominare un avvocato difensore. L'accusa ipotizzata, naturalmente, è quella di truffa ai danni dell'ente datore di lavoro. Tra i difensori dei 13 dipendenti finiti davanti al gup Franciosi (pm è Giulia D'Alessandro) ci sono gli avvocati Stefano Pellegrino, Antonina Bonafede e Gianpaolo Agate. Alcuni dipendenti si difendono affermando di essere usciti dal «palazzo» per ragioni di servizio. Non è la prima volta che dipendenti del Comune vengono processati per assenteismo. L'ultima sentenza è del 15 ottobre 2007, quando il giudice Antonia Aracri mandò assolti, perché avevano l'orario «flessibile», Maria Zerilli, Antonio Regina e Mariano Concetto (impiegato comunale affiliato alla cosca mafiosa di Marsala). In quel caso il blitz fu fatto nel 2003, dai Carabinieri della Compagnia di Marsala che si sono presentati contemporaneamente nella sede del Municipio della città, negli uffici distaccati e nel Complesso monumentale San Pietro. I militari hanno identificato tutti i dipendenti comunali e acquisito le presenze giornaliere di tutti.
Ad Agosto del 2008 invece finirono nel mirino delle Fiamme Gialle trenta dirigenti, istruttori tecnici e lavoratori socialmente utili, denunciati per truffa e peculato. Se ne andavano dopo aver timbrato o non si presentavano affatto al lavoro nel Museo archeologico regionale «Baglio Anselmi» di Marsala.
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